venerdì 30 aprile 2021

Serve ancora la politica? a cura di Gioele Anni e Roberta Lancellotti

Come una fenice, da quando è caduta la Democrazia Cristiana, non si è mai esaurito il dibattito su un suo possibile ritorno. O, almeno, sull'ipotesi della nascita di un partito che possa raccogliere l'esperienza e l'eredità cattolica e portarla nell'agone politico. Lo stesso papa Francesco ha esortato i cattolici, in particolare l'Azione Cattolica, ad essere in politica con la "P maiuscola". In attesa di una possibile (e auspicabile?) resurrezione della fenice, i cattolici in politica ci sono e vivono la propria esperienza di fede attraverso un impegno quotidiano nelle istituzioni. Gioele Anni e Roberta Lancellotti, due giovani giornalisti, in "Serve ancora la politica?" incontrano e tracciano il profilo di dieci persone impegnate in politica. Dalle amministrazioni locali, passando per il Governo nazionale fino ad arrivare al livello europeo, questi personaggi portano il proprio essere cristiani e la loro formazione religiosa nell'agone politico. Impreziosito dall'introduzione del direttore de L'Espresso Marco Damilano, questo libro è un piccolo gioiello e ci offre uno spaccato della presenza dei cattolici in politica oggi, da destra a sinistra. Resta un interrogativo: la fenice cova sotto la cenere?

Giudizio personale: imperdibile

Se fosse cibo:
Un grande classico, che periodicamente ritorna: il vitello tonnato

Racchiuso in una frase:
Abbiamo lasciato che la politica fosse considerata una cosa sporca o inutile, una casta bulimica di privilegi, da abbattere. L'abbiamo abbandonata ai nostalgici del passato. Abbiamo pensato di sostituirla con i tecnici, gli imprenditori, i magistrati, gli avvocati, i giornalisti, i professori. Con l'uomo forte al comando, in grado di farsi destinatario delle speranze, delle illusioni e della rabbia dei forgotten men, le periferie e le marginalità. E con i cittadini comuni, chiamati a far parte del fondale del palcoscenico o delle comparse del cast e non a giocare un ruolo da protagonisti. Cittadini atomizzati e anonimi, separati dagli altri, lasciati indifesi di fronte alla loro solitudine. E' la politica dell'immediato, con un doppio significato: immediato perché istantaneo, immediato perché senza mediazioni. L'abbiamo chiamata populismo, anti-politica. E non ci siamo accorti che era funzionale a tutti quei poteri che sanno tutelarsi perfettamente da soli, senza politica. (p. 7)

Edizione Utilizzata:
Gioele ANNI Roberta LANCELLOTTI (a cura di), Serve ancora la politica?, AVE, Roma 2020

Dove trovare il libro:
E' facilmente reperibile nelle maggiori librerie online italiane (mondadoristore.itibs.ithoepli.it).

Articolo pubblicato su ilmegafono.eu

Übermensch di Davide del Popolo Riolo

A volte l'approccio con la fantascienza pone molte persone in un atteggiamento negativo: alieni, astronavi, super poteri sono visti come qualcosa da bambini. La scelta di Davide del Popolo Riolo nel suo romanzo "Übermensch" è di percorrere la via dell'ucronia, uno stile di scrittura spesso associato a "La svastica sul sole" dell'americano Philip Dick, nel quale si immagina una storia "alternativa". Nella Germania nazista si scopre un uomo superiore, dotato di poteri eccezionali; un superuomo che ha aiutato e supportato i nazisti a vincere la Seconda guerra mondiale e a conquistare il mondo. La storia si sviluppa attraverso varie linee narrative, tutte collegate tra loro intorno a una figura mitica e al tempo stesso realistica, verso un finale davvero sorprendente. Cosa può apportare un libro come questo al pensiero sul presente? In un'epoca in cui, secondo l'Eurispes, il 15,6% degli italiani nega l'Olocausto, riflettere su come sarebbero potute andare le cose ci aiuta a non dimenticare la grande tragedia che il nazismo e il fascismo hanno prodotto nel mondo. Da leggere per riflettere.

Giudizio personale: imperdibile

Se fosse cibo:
L'Übermensch decide di passare parte della sua vita tra le montagne tedesche, dove è d'obbligo mangiare salsicce, crauti e patate.

Racchiuso in una frase:
[Papà] a volte si dimentica di me e allora lo sento mormorare, tanto piano che credo lui stesso nemmeno si accorga di quello che dice. Mormora che i tedeschi stanno arrivando, e che ci uccideranno tutti. Insulta il mostro che ha permesso ai nazisti di dominare il mondo. Si preoccupa per me e per mamma. Prega, a volte, ma altre volte maledice l'Altissimo, per averci abbandonato, e per aver permesso al mostro di nascere. Il suo pensiero fisso è sul futuro e non lo abbandona mai. Penso che vivere nel futuro sia pericoloso, proprio come vivere nel passato. Il passato non lo puoi cambiare ma anche per il futuro... che cosa puoi fare? Dobbiamo vivere nel presente. Solo così possiamo evitare di impazzire. (p. 93)

Edizione Utilizzata:
Davide DEL POPOLO RIOLO, Übermensch, Delos Digital, Milano 2019

Dove trovare il libro:
E' facilmente reperibile, sia in formato elettronico che in formato cartaceo, nelle maggiori librerie online italiane (mondadoristore.itibs.itunilibro.it).

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La terra. Il cielo. I corvi di Teresa Radice e Stefano Turconi

Unione Sovietica, 1943: un ex convento è stato trasformato in una prigione per soldati catturati in battaglia. Un tedesco, "Fuchs" Volpe, prova a scappare seguito da Attilio, un italiano. Nella fuga faranno prigioniero Vanja, un soldato russo, creando un trio davvero curioso, al centro della storia "La terra. Il cielo. I corvi", scritto da Teresa Radice e disegnato da Stefano Turconi. Come ci hanno abituato i due autori, il loro racconto ha una forza straordinaria, un'intensità che colpisce nel profondo. I tre soldati si mettono in cammino e il lettore scopre, man mano che la marcia prosegue, che ognuno di loro cerca il proprio posto nel mondo: Volpe il tedesco, tradito dalla retorica nazista nella quale ancora crede; Vanja il russo, in cerca delle proprie origini; Attilio l'italiano, alla ricerca di se stesso. Il romanzo grafico è inframmezzato da citazioni di Rigoni Stern, Florenskij ma soprattutto Tolstoj. Pur parlando ognuno la propria lingua, i protagonisti si comprendono tra loro e legano anche il lettore alle loro storie. Un'esperienza intensa.

Giudizio personale: imperdibile

Se fosse cibo:
Un the caldo, l'unico ristoro cercato dopo ore passate a camminare nella neve.

Racchiuso in una frase:
Restiamo io e Fuchs, e le stelle tra i rami del soffitto. Sconfinato silenzio. Sonno che non arriva. Parliamo, per ingannare il gelo e l'attesa. [...] Io l'ho capito che è un luccio, uno che attacca per non essere attaccato. In questo momento ha l'aria sfinita dal continuo colpire. Eppure guai se tira giù la maschera: persevera nelle sue ostinate convinzioni! Mi da l'idea di essersi fatto soldato per sentirsi superiore a quelli che volevano essergli superiori... una cosa così. Non sa considerare la vita senza il potere di alcuni e la sudditanza di altri. Come se l'ordine militare potesse mettere ordine anche nel mondo. E sembra crederci davvero! E' pazzesco!  (p. 72)

Edizione Utilizzata:
Teresa RADICE Stefano TURCONI, La terra. Il cielo. I corvi - variant edition, BAO, Milano 2020

Dove trovare il libro:
Questo libro si può ordinare in tutte le librerie fisiche e, sia in formato cartaceo che in formato elettronico, nelle maggiori librerie online italiane (hoepli.itunilibro.itibs.it).

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sabato 10 aprile 2021

Francesco Marcone: colpevole di onestà di Remo Fuiano

Francesco Marcone è uno di quei nomi che in me rievocano emozioni profonde, legate alla mia infanzia: a scuola ci fecero leggere "Storia di Franco", scritto dalla sorella Maria. Da allora, la mia mente associa questo nome a momenti bui che un bambino assimila ma che non elabora finché non diventa adulto. Francesco Marcone è il primo funzionario pubblico ucciso dalla malavita, mentre esercitava il suo lavoro come direttore dell'Ufficio del Registro di Foggia. Franco, come veniva chiamato da tutti, era un uomo onesto, che pensava e insegnava ai propri figli che "lo Stato siamo noi". Nel racconto a fumetti di Remo Fuiano, come scorrendo un album di ricordi, si ripercorre la vita e il percorso di Franco, fino a quel 31 marzo 1995 in cui viene assassinato. Le testimonianze di don Luigi Ciotti nell'introduzione e di Daniela Marcone, figlia del protagonista, in conclusione sono davvero intense. Il racconto di un uomo grande, che decise di non piegare la testa. Un esempio per tutti.

Giudizio personale: consigliato

Se fosse un cibo:
Braciole per il ragù: un pasto domenicale, per una persona che dovrebbe essere ricordata in ogni famiglia.

Racchiuso in una frase:
3 aprile 1995. La città è in lutto. Alla chiesa del Carmine Nuovo vengono celebrati i funerali di Francesco Marcone. Monsignor Casale, Vescovo di Foggia, parla durante l'omelia. "... quanti omicidi dovremo attendere... Prima che insorga forte la risposta della nostra città alla malavita organizzata? ... che si faccia piazza pulita della diffusa omertà, della sempre più pericolosa indifferenza, delle collusioni abilmente mascherate... ma tragicamente operanti nel tessuto sociale..." Lo stesso giorno un quotidiano locale: "In tutta la storia della Nazione mai un pubblico funzionario è stato vittima di un omicidio"  (pp. 33-34)

Edizione Utilizzata:
Remo FUIANO, Francesco Marcone: colpevole di onestà, La meridiana, Molfetta 2015

Dove trovare il libro:
Questo libro si può ordinare in tutte le librerie fisiche e, sia in formato cartaceo che in formato elettronico, nelle maggiori librerie online italiane (hoepli.itunilibro.itibs.it).

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A Babbo morto di Zerocalcare

Una notizia sconvolge il mondo: Babbo Natale, il beniamino dei bambini, è morto. Tutti sono colpiti da questa tragedia. Chi prenderà l'eredità dell'uomo più famoso del mondo? Questo è l'incipit del racconto "natalizio" di Zerocalcare. Sembra una storia di Natale alla Dickens ma del canto abbiamo solo la voce bassa, quella che racconta la parte debole, la più indifesa. A Babbo morto è composto da più episodi ispirati a storie vere: fabbriche chiuse, violenza perpetrata dai forti sui deboli, la verità che troppo spesso viene nascosta e discriminazioni. Manca, al Dickens di Rebibbia, un finale alla "volemose bene" perché la realtà troppo spesso non permette margini e possibilità di felicità. Michele Rech chiude l'anno della pandemia lasciandoci con l'amaro in bocca, un monito per l'anno che inizia. Un libro per riflettere, per portare il lettore ad accorgersi delle difficoltà del vicino e a prendersene cura. Intenso.

Giudizio personale: imperdibile

Se fosse un cibo:
Un bastoncino di zucchero: a volte dolce, a volte fragile, a volte duro.

Racchiuso in una frase:
Tutti si concentravano su Figlio Natale. La cocaina, i vestiti nazisti, il sesso coi delfini... folklore per tabloid. Il problema vero era un altro. Il problema erano i bambini. Erano cambiati, fottuti saccottini di carne frolla e viziata. Non gli andavano più bene i nostri prodotti. Guarda questo cavalluccio. Ci abbiamo lavorato in sei. Tutto fatto a mano, col sudore, con il sangue. Mauro è rimasto con la mano incastrata nel dondolo, ha perso due falangi del mignolo. Sai cos'ha detto il bambino quando l'ha scartato? Te lo faccio sentire, è registrato. Mettevamo una scatola nera nei giocattoli che registrava i feedback per il controllo soddisfazione. Ai tempi si poteva. Era prima di tutte le cazzate sulla privacy. "Ma che è sta merda da poveri? Io avevo chiesto il Nintendo!" (pp. 14-15)

Edizione Utilizzata:
ZEROCALCARE, A Babbo morto - Una storia di Natale, BAO, Milano 2020

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La strada di Cormac McCarthy

Iniziare questo libro significa immergersi in un mondo che disorienta, frastorna, impone al lettore un continuo senso di disagio, di smarrimento, di paura. Ne "La strada", lo scrittore statunitense Cormac McCarthy racconta di un padre e di un figlio che, sopravvissuti a una catastrofe planetaria che ha mandato in cenere tutto, cercano di raggiungere l'oceano seguendo la strada. Il loro bagaglio è composto da una pistola, un carrello e un telo. E tanta solitudine. Sulla strada bisogna difendersi da tutto e da tutti e ciò che vedranno sarà una disumanizzazione a volte disarmante. Rimanere umani di fronte a un pericolo globale è difficile per il padre. McCarthy nel suo romanzo non fa sconti, non addolcisce la pillola, ma è crudo, diretto, senza mediazioni. Un libro che fa riflettere e lascia il lettore attonito, svuotato. Una lettura per stomaci forti!

Giudizio personale: imperdibile

Se fosse un cibo:
Carne in scatola, come quella che a fatica trovano i protagonisti.

Racchiuso in una frase:
Lei vorrebbe morire?
No. Ma forse vorrei essere già morto. Quando uno è vivo la morte ce l'ha sempre di fronte. 
Oppure potrebbe desiderare di non essere mai nato.
Be'. A caval donato non si guarda in bocca.
Crede che sarebbe chiedere troppo.
Quello che è fatto è fatto. E comunque, sarebbe stupido pretendere certi lussi in un momento come questo. (pp. 128-129)

Edizione Utilizzata:
Cormac McCARTHY, La strada, Einaudi, Torino 2020

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sabato 3 aprile 2021

Teresa degli oracoli di Arianna Cecconi

Una casa è IL luogo della famiglia, in cui suoni, vita, ricordi si incastrano e si mescolano nell'aria. La storia di "Teresa degli oracoli", primo romanzo dell'antropologa Arianna Cecconi, è la storia di una casa vissuta da tre generazioni di donne, dove gli uomini hanno ruoli marginali e non entrano tra le mura domestiche. Teresa è in fin di vita e la sua famiglia le si raccoglie attorno: le figlie Irene e Flora, la cugina Rusì, la badante Pilar e la nipote Nina si ritrovano a pensare, a rivivere ricordi, a condividere sentimenti e storie mai condivise. Teresa è ferma lì, come una matrona, che ascolta, accoglie, sollecita con la sua immobilità e il suo silenzio. Un romanzo che interroga il lettore sulla vita, che scava nei sentimenti più profondi, aprendo prospettive inedite.

Giudizio personale: accettabile

Se fosse un cibo:
Cioccolato alle nocciole, il preferito di Teresa.

Racchiuso in una frase:

"Cos'è il senso di colpa?" Pilar l'aveva chiesto un giorno, perché diceva che sulle montagne peruviane quella cosa non esisteva. 
"E' quando sei rimasta viva, e allora decidi di vivere il meno possibile. E' quando pensi che la tua vita non vale niente, meno di quella degli altri, era meglio che lasciavi a loro la possibilità di esistere. E' quando ti rimpicciolisci ogni giorno, sperando che prima o poi si dimentichino di te, o ti perdonino" (p. 65)


Edizione Utilizzata:
Arianna CECCONI, Teresa degli oracoli, Mondadori, Milano 2020

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Riccardino di Andrea Camilleri

Ecco, ci siamo: l'ultimo romanzo di Montalbano. Sono passati 18 anni da quando lo incontrai con "Il ladro di merendine". E ora è qui con la sua ultima avventura, dal titolo tanto insolito quanto somigliante al mio nome: "Riccardino". Scritta da Camilleri nel 2005 e rivista nel 2016, l'ultima avventura del commissario di Polizia italiano più famoso di sempre parte da un omicidio tanto efferato quanto misterioso: l'uccisione di un direttore di banca, avvenuta sotto gli occhi dei suoi migliori amici. Il romanzo scorre con un Montalbano stanco ma in fondo ligio al dovere, finché non interviene l'Autore, in un gioco di ruoli tra scrittore e personaggio che porterà a compimento la lunga saga di Vigata. E' un romanzo del cuore, con protagonista Camilleri stesso, che sembra quasi lasciare in dono Montalbano al suo pubblico. Ci manchi, Maestro, e anche il tuo Salvo ci mancherà!

Giudizio personale: imperdibile

Se fosse cibo:
Alla fine, ci vuole sempre un dessert. Allora consoliamoci con cialdoni siciliani: simili ai cannoli, sono fatti con una pasta frolla cotta in forno, glassata e ricoperta di granella di mandorla. La farcitura è composta da crema di ricotta di pecora.

Racchiuso in una frase:
Chiossà di 'na decina d'anni avanti aviva avuto la bella isata d'ingegno di contare a 'n autore locali 'na storia che gli era capitata e quello di subito ci aviva arraccamato supra un romanzo. Siccome che in Italia a leggiri sunno quattro gatti, la cosa non aviva avuto conseguenzia. E accussì gli aviva contato, non sapenno diri di no alla 'nsistenza di quella gran camurria d'omo, 'na secunna, 'na terza e 'na quarta 'ndagini  che l'autro aviva scrivuto a modo sò, usanno 'na lingua 'nvintata e travaglianno di fantasia. E 'sti romanzi, va' a sapiri pirchì, erano addivintati i cchiù vinnuti in Italia ed erano stati tradotti macari all'estiro. A 'sto punto le storie erano arrivate 'n tilevisioni ed avivano ottenuto un successo straordinario. E da quel momento la musica era cangiata. Ora tutti l'arracanoscivano e sapivano chi era ma sulo in quanto pirsonaggio di tilevisioni. 'No scassamento di cabasisi 'nsupportabili, che pariva nisciuto paro paro da 'na commedia di n'autro autore locali, un tali Pirandello. (p. 21)

Edizione Utilizzata:
Andrea CAMILLERI, Riccardino, Sellerio, Palermo 2020

Dove trovare il libro:

E' facilmente reperibile in tutte le librerie e, sia in versione cartacea che in versione ebook, online nei più importanti siti di libri italiani (mondadoristore.itunilibro.itibs.it)

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